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SUL MIO LAVORO

Per quattro anni (dal 2006 al 2010) ho impostato il mio lavoro su una base prettamente fotografica. Nel 2006 ho mosso i primi passi verso questa tecnica a me totalmente sconosciuta. 
Quattro anni sono serviti a capire cosa fosse per me la fotografia e quale fosse il mio approccio: "rappresentazione del reale".


Solidea Ruggiero nel testo di accompagnamento alla mostra "Maya" (22 aprile - 31 maggio 2010, Bellezza Orsini, Bologna) scrive: 

"Ciò che ci prefigge reali, è solo il filtro di verità raccontate, messe in scena dall’irreversibilità. Io sono il risultato di quello che la mia mente mi sta raccontando. Io vivo solo nella mia testa. Il luogo del reale.


[...] "


Quattro anni di rappresentazioni. Quattro anni di "fuorideltempo". Quattro anni di raccolta di tracce di esistenze rappresentate fuori dal tempo comune. 

Ora ho cominciato un nuovo lavoro, "SATURA", figlio dei quattro anni. Tutto quello che è stato in precedenza diventa diario, fonte di dati.

Ad aprile di quest'anno ho fatto una personale al Circolo ARCI Sesto Senso di Bologna dal titolo "Diario '06 - '10". Scrive Marta Cannoni nel suo testo critico:


"Flavio Romualdo Garofano utilizza la fotografia come mezzo espressivo per catturare tracce di eventi che sono stati reali: l’intera produzione si dipana intorno al filo rosso della quotidianità, che cessa di essere intesa come una massa indistinta di episodi trascurabili e si trasforma in un ben definito oggetto d’indagine.
La serie eterogenea di scatti esposti costituisce il corrispettivo visivo di un diario.
[...] "

Questo diario diventa ora la banca dati per "SATURA"

Montale, nel suo quarto periodo, concepisce il tempo come nemico. Fouridaltempo è il luogo dove il tempo è sconfitto, e con esso ogni cosa misurabile: è la vera vita.

Il tempo oltre a lasciare la sua traccia visiva sul nostro corpo lotta contro il nostro passato. Pochi sono i ricordi che sopravvivono, quasi nessuno, all'usura. Perdiamo ogni giorno dettagli. Questo è ancor più vero se viviamo una precarietà (Vittorio Sereni in Diario d'Algeria ci appare come un uomo reso precario dalla guerra, dall'avvertimento di un sogno svanito: l'Europa).

"Un improvviso vuoto del cuore
tra i giacigli di Saint-Barbe.
Sfumano i volti diletti, io resto solo
con un gorgo di voci faticose.

..."

(tratto da Diario d'algeria in Sainte-Barbe du Thélat, inverno 1944, Vittorio Sereni)

"SATURA" è un lavoro, una ricerca visiva sul tema del ricordo e del ruolo del tempo.