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Resti di un viaggio - resoconto

Termina la rassegna Cantine al Borgo e con essa la mostra "Resti di un viaggio", doppia personale di Fabio Mazzola e Flavio Romualdo Garofano. Il risultato è andato oltre ogni aspettativa ricevendo visitatori da ogni parte d'Italia. La mostra è stata visitata anche dal presidente della Provincia di Benevento Aniello Cimitile che si è detto entusiasta per la qualità dell'allestimento. 

RESTI DI UN VIAGGIO di Marialessia Ferrara
Resti di un viaggio” è una doppia mostra personale degli artisti Flavio Romualdo Garofano e Fabio Mazzola, nella quale i due si confrontano sulla tematica del viaggio.

Affine alla poetica di Eugenio Montale è la ricerca di Flavio, che realizza per la prima volta una personale nel suo paese natio. Una valigia in cartone e fotografie sono i souvenirs di un viaggio che da anni lo vede impegnato nel capoluogo emiliano. Le foto diventano dunque il bagaglio che egli porta a casa, testimonianze del suo percorso artistico, in cui si susseguono tematiche e tecniche differenti. 
Le opere esposte diventano occasione per trattare il ricordo di un fatto, reale o metaforico, rivisto attraverso il filtro del tempo. Tale filtro si insinua nella sfera del quotidiano per carpirne i “frammenti di vita” in cui si riconoscono figure di uomini, spesso visibili soltanto come pure ombre, a volte in movimento e prive di un contesto. Questo effetto è ottenuto mediante una complessa tecnica che si avvale dell'uso di istantanee scattate in precedenza.

Si tratta quasi di icone eterne e comunque logorate, in cui si insinua una latente malinconia per lo scorrere inesorabile del tempo, che tuttavia non riesce a cancellare completamente le tracce di un bacio, del profilo di una donna, di un luogo familiare. Il ricordo è vago e incerto, la fotografia perde il suo valore di testimonianza del reale per diventare espressione dell’impercettibile. Nelle foto di reportage e ritratti (più pura), invece, l’immagine nitida sottolinea “la volontà di ricordare ciò che è stato reale, le persone che sono state reali in quel momento dello scatto” e rispecchia un' altra fase nel pensiero dell’artista: si scorge un riscatto, grazie alla volontà di memoria, che permette all’uomo di vincere il tempo. Il lavoro che Flavio presenta a Castelvenere è espressione dell’artista che guarda al suo passato e ne ribadisce con vigore la sua potenza.




Il viaggio che Fabio Mazzola compie è quello di colui che si prepara a raggiungere una meta nuova, con la vivacità e la curiosità che animano un turista. Con la tipica ironia che contraddistingue le sue opere, il giovane artista, recandosi a Castelvenere, porta con sé i suoi vestiti, che diventano l’elemento su cui verte l’installazione: esposti su di uno spago misto a cordini e tenuti assieme mediante spilli, gli indumenti formano una parete indefinita e discontinua, mascherando parzialmente quella tufacea della cantina. Su questo insolito supporto è proiettato il filmato del viaggio intrapreso dalla natia Bari alla località campana, filmato non perfettamente visibile. 

Il ricordo ritorna, insistente e vago, distorto dalle sfocature, dalle alterazioni e dai “tagli” propri della memoria. Privato dell’audio originale, il video è accompagnato dalla canzone Binario di Claudio Villa. La canzone rievoca il famoso film "Bianco, rosso e verdone", di Carlo Verdone, che con la sua trama rientra appieno nel lavoro di Fabio. In questo clima frizzante e vivace il titolo dell’installazione contribuisce a rendere goliardico il viaggio del nostro artista: “Carica la macchina, metti 17 euro di benzina e ricorda”. Se il viaggio non dev’essere estraniato dal viaggiatore, tutto allora parlerà di Fabio: gli indumenti, il filmato, la musica e il numero 17 inserito nel titolo, costante nel suo operato.

Le poetiche di Mazzola e di Garofano si intrecciano e i due rivelano i resti dei loro viaggi in una canzone, negli abiti, in un filmato, nel ricordo delle persone incontrate e dei luoghi visti. In fondo quali, se non questi, sono i resti dei nostri viaggi?

   



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